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Istruzione e povertà Stampa E-mail

L’istruzione

Sono oltre 120 milioni i bambini nel mondo ai quali è negato il diritto fondamentale all’istruzione.

Aver accesso alla scuola primaria significa molto di più che imparare a leggere, scrivere e far di conto.

Nei paesi a basso reddito le nuove generazioni sono la ricchezza più importante e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza, povertà sfruttamento e sottosviluppo.

In una scuola a misura di bambino i più giovani apprendono oltre alle nozioni basilari che li salvano dall’analafabetismo, competenze e comportamenti che serviranno loro nel corso della loro esistenza.

Nessuna società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo investimento nel proprio capitale umano.

Garantire ai bambini la possibilità di frequentare almeno il ciclo dell’istruzione primaria e di ricevere insegnamenti di qualità è il metodo più efficace per la riduzione della povertà e per la lotta alle malattie che flagellano i Paesi a basso reddito.



Discorso sulla povertà in Madagascar

Un documento della Banca Mondiale, afferma che non sono ancora state stabilite le condizioni necessarie per impedire l'estendersi della povertà e il degradarsi continuo del livello di vita della popolazione malgascia.

Ecco alcuni dati che ne spiegano il perché.

La vera crescita certa, galoppante, è quella demografica: i 3 milioni di abitanti che popolavano l'isola nel 1960, si sono quintuplicati oggi: più del 3% di aumento annuo, 18 milioni di malgasci nel 2005! Una piramide giovanissima, dove il 50 % delle persone hanno meno di sedici anni... Questa crescita significa un aumento vertiginoso di bocche da nutrire, di giovani da istruire, di malati da curare. In rapporto ad essa, l'aumento della produzione economica dell'1,8% annuo (per gli ultimi 5 anni) è insufficiente e il paese é costretto a comprare all'estero, indebitandosi, supplementi importanti di prodotti alimentari e di primaria necessità.

Involuzione, partiamo dall'indice medio riguardante il numero di calorie necessarie perché una persona possa condurre una vita di lavoro quotidiano normale. Questo indice, calcolato recentemente dalla FAO, è di un minimo di 2.100 calorie al giorno, il che significa 600 grammi di riso e un po' di carne. Il livello di benessere aumenta col crescere di questo indice; la povertà comincia quando esso diminuisce. Al livello del 50% si è già alla definizione tecnica di povertà. .Nel 1962 il 43 % dei malgasci viveva a questo livello di povertà, cioè disponeva di un reddito personale che gli permetteva di acquistare appena la metà delle calorie giornaliere necessarie per vivere e lavorare decentemente.

In concreto ciò significa che il 43% della gente viveva con meno di 1.050 calorie al giorno, cioè con meno di 300 grammi di riso. Questo livello arriva di fatto, a stadi inferiori che vengono teoricamente definiti come "critici"; è più esatto allora parlare di miseria e di indigenza. Verso la fine degli anni Settanta, quel 43% di persone che vivono a livello di povertà era salito al 47%. Dopo questa data, con l'avvento del socialismo, l'impoverimento si accelera e in dieci anni si passa al 74%. La constatazione più tragica è che attualmente la povertà "critica", cioè quella della miseria e dell'indigenza, si situa attorno al 60%.

Tradotto in termini monetari, ciò significa che il reddito annuo pro capite si aggira attorno a 50.000 Ariary, cioè esso è inferiore del 31% a quello degli anni Sessanta, e del 38% a quello del 1972. Il reddito di povertà "critica" è circa 36.000 Ariary annui. Questi dati situano il Madagascar fra i paesi più poveri della lista dell'Annuario Mondiale dello Sviluppo. Si comprenderanno facilmente le ripercussioni di tutto questo sul piano sanitario (una pillola antimalarica che 15 anni fa costava 2 Ariary oggi ne costa più di 40), sulla degradazione dell'ambiente ecologico (una popolazione massivamente povera è sempre aggressiva nei confronti della natura) e sul piano educativo.

I ragazzi scolarizzati sono passati dal 69% degli anni Sessanta (indice allora fra i più elevati dell'Africa a Sud del Sahara) al 55% oggi, considerato il tasso globale netto di scolarizzazione per le elementari e le secondarie (48% per le une e 7% per le altre). Il degrado generale in cui si trovano le scuole (fra l'altro per l'assenza di manutenzione degli edifici e per l'insufficienza di strumenti pedagogici e di insegnanti) ha richiesto recentemente l'intervento di importanti fondi stranieri (Banca Mondiale, Fondo Europeo, Fondo Giapponese, UNICEF, ecc.), che non hanno ancora risolto tutti i problemi.


Le cause della povertà non sono solo imputabili all’organizzazione mondiale del commercio gestita dalle grandi multinazionali che dettano legge sul prezzi dei prodotti locali ( caffè, vaniglia, chiodi di garofano e artigianato ) o causata da calamità naturali ( cicloni, siccità ).Ci sono allora cose che si dicono poco e a bassa voce. Occorre parlare delle ricchezze esistenti nel paese, ricchezze a volte abbandonate perché di difficile accesso, o sfruttate male e gestite peggio. Bisogna insistere sulle condizioni psicologiche, socio-culturali che determinano la povertà in parte dovuta ad una insufficienza etica nell’ambito del lavoro e della famiglia .Denunciare gli ostacoli istituzionali che impediscono lo sfruttamento delle risorse interne. D'altra parte, lo sfruttamento della ricchezza presuppone il risanamento delle istituzioni e il controllo comunitario della gestione dei crediti impiegati. Un tale controllo deve essere però gestito da individui che abbiano acquisito un’etica culturale che li metta al riparo dal fenomeno della corruzione.

Queste sono le condizioni necessarie per combattere con successo la povertà.


Situazione sanitaria nei Paesi del Terzo Mondo


Ogni anno malattie e malnutrizione uccidono oltre 10 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni,

e in metà dei casi i decessi si concentrano nelle prime settimane di vita.

Molti fra i bambini che sopravvivono alle malattie crescono con ritardi fisici o mentali.

Sette volte su dieci la mortalità infantile è dovuta a malattie curabili quali malaria, diarrea, morbillo o infezioni dell’apparato respiratorio. In metà di questi casi gli effetti della malattia sono resi letali a causa dello stato di debilitazione del bambino dovuto alla malnutrizione o carenza vitaminica.

Il rischio di decesso per mortalità materna è 250 volte più elevato per una donna africana che non per una donna europea.


AIDS-HIV 63% di casi nell’Africa Sub-Sahariana 2,1 milioni di morti nel 2006


MALARIA 3.000 bambini sotto i tre anni muoiono ogni giorno. 500.000 morti all’anno.


LEBBRA 380.000 nuovi casi ogni anno. 20 milioni di lebbrosi nel mondo.


TUBERCOLOSI 8 milioni nuovi casi all’anno. 2 milioni di morti all’anno


DISSENTERIA 2 milioni di morti all’anno.


FARMACI

Tra il 1974 e il 2004 sono stati prodotti 1556 nuovi farmaci, di questi solo 21 per le malattie tropicali.

L’industria farmaceutica investe lo 0,3% della ricerca per curare le prime 5 cause di morte al mondo.

Il 90% di denaro è investito in ricerca di farmaci che servono il 10% della popolazione dei paesi ricchi.




Statitische OMS periodo 2005




Italia                     Madagascar

mortalità infantile sotto i 5 anni                            4 su 1000                119 su 1000

mortalità neonatale                                            3 su 1000                33 su 1000

Decessi legati alla gravidanza                                5 su 100.000           550 su 100.000

Speranza di vita alla nascita                                  80 anni                   58

popolazione urbana                                            68%                       27%

crescita annua popolazione urbana                        0,2%                     3,8%

Prodotto interno Lordo pro capite                        30010 Dollari           290 Dollari

crescita annua PIL pro capite                                2,8%                    - 0,7%

Tasso annuo di inflazione                                      3%                        15%

popolazione che vive con meno di 1 Dollaro al giorno    0                        61%


Il Tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni è un indicatore fondamentale della condizione dei bambini. Esso è il risultato di un’ampia gamma di fattori: stato nutrizionale e le conoscenza sanitarie delle madri, il livello di vaccinazione e di uso di sali reidratanti; la disponibilità di cibo e di acqua potabile e servizi igienici e le condizioni generali dell’ambiente dove vive il bambino.

 
 

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