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In base alla Costituzione del 1975, il Madagascar era governato da un presidente – eletto a suffragio universale con mandato settennale – che nominava i ventidue membri del Consiglio supremo rivoluzionario; dal Consiglio dei ministri, presieduto da un primo ministro; e dall’Assemblea nazionale popolare, composta da 138 membri eletti dal popolo con un mandato di cinque anni. Nel novembre del 1991 venne istituito un governo di transizione che promulgò una nuova Costituzione multipartitica, approvata nell’agosto del 1992, che ridusse il potere presidenziale. In base al referendum del settembre 1995 al capo dello stato è concesso il potere, precedentemente spettante all’Assemblea nazionale, di nomina e di revoca del primo ministro (capo del governo cui è affidato l’esercizio del potere esecutivo). Per quanto riguarda l’amministrazione locale il paese è diviso in sei province, a loro volta suddivise in prefetture, sottoprefetture e cantoni.
Il sistema giudiziario ricalca il modello francese, comprendendo una Corte suprema, che ha sede ad Antananarivo, una Corte d’appello, undici corti di prima istanza e vari tribunali speciali. È in vigore la pena di morte ma dalla fine degli anni Cinquanta non vengono eseguite sentenze capitali.

 
 

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